Come e quando nasce un libro

La prima spontanea risposta che credo tutti conosciamo e che ci viene insegnata a scuola sarà: dalle tavolette di argilla! Ma ancor di più, appena si trovò un elemento meno pesante come il papiro e la pergamena… In realtà questo è solo una parte della storia. L’elemento chiave che determinò la nascita del libro come lo conosciamo oggi, come raccolta di pagine e informazioni con copertina e titolo ha origini diverse e rappresentò una rivoluzione epocale.

L’invenzione del libro avvenne nella famosa Biblioteca di Alessandria d’Egitto, culla di sapere e cultura per tutto il mondo ellenico e oltre, recentemente nuovi studi hanno evidenziato questa come luogo di incredibili innovazioni scientifiche. Lì prestavano la loro opera diversi bibliotecari, intenti a ordinare e catalogare le opere, seguendo principalmente logiche personali. Credo sia alquanto difficile oggi rendersi conto dell’immane  e paziente lavoro svolto da questi uomini (per una trasparenza di genere specifico che, imperante una cultura patriarcale, all’epoca erano sostanzialmente maschi). La necessità di catalogare le migliaia di opere secondo un criterio preciso stimolò la creatività. Fu grazie alla loro dedizione e amore, un compito che evidentemente avvertivano di grande responsabilità, che diversi volumi della grande biblioteca si salvarono dall’incendio del I° sec. a.e.v.: i bibliotecari portarono via il maggior numero di opere che poterono, rifugiandoli dal fuoco nelle loro case (per inciso, le teorie sulla distruzione della biblioteca sono diverse ma cito quella dell’incendio essendo la più conosciuta, ognuno potrà approfondire da sè la questione).

Torniamo al libro. Per necessità di trovare un tipo di ordinamento dei testi, quei bibliotecari inventarono un metodo che consentiva di catalogare le pergamene, ordinandole per autore o per contenuto. Crearono le copertine, di legno o di fogli di papiro o di pergamena incollati su cui apponevano a mano un titolo e il nome dell’autore. I Romani li chiamavano “codici”, un nome che deriva dal latino caudex (corteccia, tronco d’albero) ed avevano l’aspetto del libro così come lo intendiamo oggi. Tanti si raggruppavano per argomento, ma il titolo era sempre una scelta arbitraria del bibliotecario. Nulla è cambiato da allora nella logica della sistemazione di una biblioteca o di una libreria (personalmente uso la tecnica dei colori). Una soluzione che oggi sembra scontata ma che si rivelò efficace e innovativa. Questa invenzione produsse inaspettatamente un cambiamento epocale: grazie ad essa la cultura ellenica si caratterizzò con la creazione di nuovi generi letterari come i commentari ai testi originari che si diffusero ampiamente. Ma il cambiamento più significativo si produsse nello stravoglimento del sistema socio-culturale (siamo già nel IV sec). Quel sistema fino allora basato sull’incontro e sulla discussione  personale, sulla “polemica” ravvicinata e sul dibattito pubblico tanto da instaurare le lezioni pubbliche a beneficio di chiunque, impose un nuovo modo di concepire le relazioni oltre ai testi, generò il confronto a distanza. Non era più necessario incontrarsi di persona per discutere e confrontare opinioni diverse. Bastava scrivere un testo, un commentario e divulgarlo.

Questa storia trovo che abbia molte similitudini con quanto stiamo vivendo oggi: il rapporto sempre più virtuale a cui si aggiunge la caratteristica tutta attuale della immediatezza, della istantaneità delle informazioni nonchè dell’aleatorietà dei nostri contenuti, disponibili e visibili per un periodo di tempo estremamente limitato (24 ore). La realtà si sta spostando inesorabilmente verso una dimensione sempre più diafana, che alimenta le più varie riflessioni se possa essere giusta e accettabile o meno e su ciò che questo implica a livello socio-culturale, di costume ed anche antropologico.

Personalmente accetto di buon grado i cambiamenti, che interpreto da sempre come nuove opportunità di crescita che costringono a sondare spazi, luoghi, tempi e soluzioni sconosciuti, sfide dalle quali preferisco cogliere il bello delle potenzialità possibili, fino ad oggi ritenute improbabili.

Un’occasione per leggere nuovi commentari. Rigorosamente a distanza.

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